Urbanistica urbi et orbi

PALAZZO DI SAN CRISPINO DAL COMUNE AI “COMUNISTI” (1968–1976)

Il Comune vende il palazzo storico di S. Crispino e il suo prezioso loggiato con capitelli con gli emblemi della corporazione dei calzolai (deliberazione del Consiglio Comunale n. 16.471 del giugno 1968).
E’ contraria la Sovrintendenza ai beni monumentali e architettonici e Italia Nostra.
E’ contrario anche il Consiglio Superiore dei Lavori pubblici che scrive il 9.3.1970 : l’operazione ha “solo moventi di natura economica e commerciale”.

Il beneficiario è Schiavon Roberto (P.C.I.) che lo paga £. 214.000.000 (110.000 Euro). A venderglielo è la S.I.T. S.P.A. che ha comperato S. Crispino dal Comune per £. 66.400.000 (34.000 Euro).

La S.I.T. ha nel collegio sindacale un geometra del Comune tale Zoboli Dante (P.C.I.). L’acquirente Schiavon aumenta le volumetrie costruendo sul tetto una tettoia a forma piramidale. L' 08.05.1976, il Sindaco emettere ordinanza di sospensione dei lavori.

CALZATURIFICIO ZENIT - LE CASE PER “CUSTODE” E “DIRIGENTI” (1973–1976)

Tutta la superficie del calzaturificio è vincolata dal Piano regolatore come area per “industria pesante”. Il 30 aprile 1973 con rogito notaio Bertelli repertorio n. 1.789 viene venduta una parte di quell’area, pari a 4.455 mq.

L’art. 8 delle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore prevede che in tale tipologia di area : “i tipi edilizi consentiti sono case di civile abitazione per i soli custodi degli stabilimenti e personale direttivo”. La società proprietaria (Calzaturificio Città di Ferrara) ottiene la concessione edilizia per fare 16 appartamenti indicando tra i futuri beneficiari, i soci della Società calzaturificio Città di Ferrara : Lovato Giuseppe e Bambini Antonio sono consiglieri di amministrazione della stessa società. Non risultano risiedere a Ferrara.

L’ingegnere capo del Comune rileva che questa circostanza viola l’art. 8 delle N.T.A. (Norme Tecniche di Attuazione) del Piano regolatore. La concessione viene ugualmente rilasciata.

Il 13 agosto 1975 il Comune rilascia i certificati di abitabilità e gli appartamenti vengono concessi in locazione a famiglie (facoltose) totalmente estranee a custodi e dirigenti del calzaturificio ex Zenit diventato Calzaturificio Città di Ferrara.

Il Comune nel giugno del 1976 annulla la licenza edilizia. Le palazzine rimangono.

LE VILLE SU “AREE RURALI VINCOLATE” DI VIA DEI CALZOLAI

Art. 5 lettera D delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore. Secondo questa norma, nel testo in vigore al rilascio delle licenze, nelle zone rurali “saranno consentite solo costruzioni al servizio dell’agricoltura” con un massimo di 1.000 mc. per 10.000 mq (un ettaro). I proprietari dei fondi agricoli che confinano con la via Calzolai, vendono lotti da 1.500 a 2.200 mq. invece dei prescritti 10.000.

Il Comune concede la licenza edilizia su questi lotti per singole ville a patto che il “contadino” si impegni a non costruire sulla rimanente area (complementare ai 10.000 mq. che è rimasta di sua proprietà). Il principio giuridico delle “costruzioni al servizio dell’agricoltura” è stravolto.

C’è anche un acquirente socialista . E’ Campi Carlo Alberto (all’epoca Assessore P.S.I.) che dopo avere acquistato un’area di 2.210 mq. e avuto dal Comune la licenza edilizia, si “pente” e cede tutto a Guberti Cesarino e Gelmi Gian Paolo.

VILLETTE DI LUSSO PER I DIRIGENTI IN ZONA DI EDILIZIA ECONOMICA-POPOLARE

E’ il 1973. ll piano regolatore prevede nella zona “G“ di via Pomposa solo l’ edilizia economico-popolare (denominata zona P.E.E.P.).

La cooperativa Baraldi chiede al Comune le licenze edilizie per edificare sul fronte di via Pomposa (tra via Pacinotti e via Pontegradella) 5 villette unifamiliari senza specificare i beneficiari.

Ottenute le licenze, con deliberazione 8.10.1973 i membri del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Edificatrice “Alessandro Baraldi” (P.C.I.) si assegnano le 5 villette unifamiliari a schiera. I dirigenti sono:

  • Grazzi Gianni (Presidente),
  • Ziotti Adriano,
  • Callegari Franco,
  • Calzolari Achille.

VIA BOLOGNA - NIENTE “PIANO DI URBANIZZAZIONE”, NIENTE ONERI DI URBANIZZAZIONE, SANATORIA: UNA DONAZIONE

Siamo ai limiti ovest del villaggio artigianale ai confini con il Centro Operatico Ortofrutticolo (contigua alla Fiera di Ferrara). Il Piano regolatore definisce l’area “zona estensiva di progetto E 1”.

E’ così chiamata dall’art. 6 delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore che qui prevede “esclusivamente la costruzione di ville singole, villini singoli, ville abbinate o case di due piani”.

Al privato serve un palazzo di 4 piani con 16 appartamenti per 12.500 mc. mentre per la norma citata al massimo può costruire meno della metà ovvero 5.145 mc.

L’imprenditore non presenta il piano di lottizzazione. Così non sono a suo carico gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria.

Il 7.02.1973 va dal notaio Maisto (atto repertorio n. 17.856) e dona al Comune un’area attigua. Anche qui mancano le fogne che l’art. 31 della Legge urbanistica subordina al rilascio della licenza.
Il Comune si accontenta di una lettera dove il “miracolato” dice di far convogliare le fogne nel canale consorziale confinante .

PALAZZO VIALE CAVOUR N. 63 - ALTISSIMO... MA NON “PURISSIMO”

Il 31.12.1973 il Comune rilascia licenza edilizia alla Società F.A.T.E. per la costruzione di un edificio di 5 piani fuori terra. La zona è un suggestivo parco di proprietà Spisani.

Al rilascio della licenza è contrario l’Ufficiale Sanitario con parere 22.9.1973.
Il parere è obbligatorio ai sensi dell’art. 220 del T.U. delle leggi sanitarie 27.7.1934 n. 1265.

Il diniego è motivato dalla eccessiva altezza dell’edificio che è di 16.80 mt contro i 13.50 consentiti. I metri cubi totali sono 5.634 contro un masimo consentito di 3.036. Anche la distanza dell’edificio dal confine (9 metri) è inferiore a quella di legge.

Il confine nord–est è con area dello I.A.C.P. e su viale Cavour con edificio ancora dello I.A.C.P.
Manca anche la convenzione tra costruttore e le diverse proprietà confinanti.

IL PALAZZO DI VIALE CAVOUR 129 - ALTISSIMO, LARGHISSIMO, CUBISSIMO

Il 5.5.1969 il Comune rilascia licenza edilizia a Franceschetti Fernanda, vedova Viola per la costruzione di un edificio in Viale Cavour 129.

Il 30.10.1971, l’ingegnere capo del Comune informa il Sindaco che l’edificio è autorizzato con una larghezza di 11,90 mt, mentre è stato costruito con una larghezza di mt. 13,77. Gli ultimi piani sono stati autorizzati per una larghezza di 9.90 mt., sono invece di 11,60. I piani sono tre anziché due e di altezza superiore alla consentita.

Le verande dei piani superiori erano di volumi superiori. Il prospetto è stato modificato con la creazione di un bovindo (bow window: finestra ad arco). L’ingegnere del Comune scopre a lavori finiti che la legge prevede 3 mc per mq. mentre il costruttore ne ha realizzati 16 di mc. per mq. Quantifica in 1.248 i metri cubi in eccesso.

L’art. 32 della legge urbanistica prevede la demolizione. Il Sindaco non la notifica.

L’U.T.E. stima la sanzione per la violazione in £. 78.200.000=. con perizia del 12.12.1973.
Il Comune invece, ne chiede £. 50.355.800= il 15.3.1974.

IMMOBILIARE CAVOUR - DICHIARA SUPERFICIE TERRIERA DI PROPRIETA’ DOPPIA DEL REALE, NESSUNO SE NE ACCORGE, OTTIENE LA CONCESSIONE EDILIZIA CON LE VOLUMETRIE DOPPIE

Il 10.4.1972 il Consiglio comunale autorizza la lottizzazione di una vasta area delimitata da Viale Cavour, via Manini, Viale Poledrelli e via Vittorio Veneto.

L’area di progetto è di mq. 6.672. Il primo lotto è tra via Manini e via Poledrelli ed è di mq. 3.242. Però, nel dare questa autorizzazione, nessuno degli uffici comunali si accorge che non è di proprietà della Immobiliare Cavour.
Il secondo lotto è tra Viale Cavour e via Vittorio Veneto pari a mq. 3.530.
Solo quest’ultimo è della Immobiliare Cavour.

Il Consiglio Comunale autorizza ugualmente il volume totale edificabile per i due lotti che è di un edificio di 30 mt. di altezza per ogni lotto, per un totale di mc. 40.000. con un indice di fabbricabilità di mc. 5,8 per mq.

Nessun ufficio comunale si accorge che l’art. 17 della legge 6.8.1967 n. 765 (legge ponte) prescrive che nei Comuni dotati di piano regolatore generale, non possono essere realizzati edifici con volumi superiori a 3 mc. per mq. di area edificabile con edifici di altezza superiore a 25 metri, se non previa approvazione di apposito piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata estesi all’intera zona.