Cà Leona

discarica di Cà Leona L'area di questa discarica si trova in via Eridano dopo l'ingresso di Ferrara Nord della A 13.

Si estende da est a ovest tra via Eridano (S.P. 19) e via Pontisette e da sud (canale Crespano) a nord in direzione Casaglia pozzi geotermici.

Origini e confini

Cà Leona nasce nel 1970 come documentato nella mappa allegata allo studio della Usl e Pmp del 1995.

[inserire mappa in allegato 14 denuncia 18-7-14]

La gestisce la municipalizzata AMIU (Azienda Municipalizzata Igiene Urbana). Solo dopo cinque anni di attività (seppellimento di rifiuti) nel 1975 chiede alla facoltà di geologia di fare una indagine geologica. Nella relazione, a firma Giovanni Masè, nell’allegato 1, c'è la mappa dei sondaggi posti sopra allo scolo Crespano con al centro un macero.

Nel 1980 l'Amiu incarica il geologo prof. Vuillermin, di fare una seconda indagine del luglio 1980.

A pag. 18 Vuillermin allega il documento “Comune di Ferrara, foglio ( catastale ) n. 60, scala 1:2.000, AMIU Ferrara, situazione discarica al 23.8.1980”, dove la municipalizzata ( AMIU ) certifica che il confine originario a sud corrispondente con lo scolo Crespano, con “IV° lotto in attuale utilizzo” e “V° lotto di futuro utilizzo”

@Discarica AGEA di Cà Leona

Questa discarica è censita al n. 27 nell’elenco dei 78 siti inquinati, redatto a cura della Provincia nel settembre 2009. La superficie riconosciuta è di 800.000 mq (80 ettari).

Nello status bonificarum del Comune di Ferrara ( pag. 3 ) questa discarica compare sotto il nome di “AGEA – discarica Cà Leona”. Questa denominazione si ritrova nella conferenza dei servizi del 07/11/1996 dove, in fase di avvio del progetto di restituzione ad uso agricolo della discarica, la superficie complessiva viene identificata in 29.000 mq (29 ettari).

Vediamo ora i contratti di locazione, con i quali l'AMIU ha preso in affitto, a lotti progressivi, le aree di Cà Leona per adibirle a discarica

I contratti di locazione rinvenuti

01/01/1986 : Contratto di locazione per il lotto I, per una superficie di mq. 48.575 (4,85 ettari). Canone di locazione : £ 1.300.000 per ettaro, pari a £ 6.314.750 di affitto annuo.

01/01/1988 : Contratto di locazione per il lotto L, con una superficie di mq. 26.767 - Canone di locazione : £ 3.000.000 per ettaro per complessivi £ 8.030.100 annui di affitto.

1/10/1988: Contratto di locazione per il lotto M, con una superficie di mq. 47.263 - Canone di locazione : £ 3.000.000 annui per ettaro, per complessivi £ 14.178.900 di affitto annuo.

01/04/1989 : Contratto di locazione per il lotto N, con una superficie di mq. 180.000 - Canone di locazione : £ 6.000.000 annui per ettaro, pari a £ 108.000.000 di affitto annuo.

27/10/1989 : Contratto di locazione per il lotto N1, con una superficie di mq. 49.950 - Canone di locazione : £ 6.000.000 annui per ettaro, per complessivi £ 29.970.000 annui.

25/07/1990 : Contratto di locazione per il lotto N2, con una superficie di mq. 64.820 - Canone di locazione : £ 6.000.000 annui per ettaro, per complessivi £ 38.892.000 annui.

02/05/1991 : Contratto di locazione per il lotto N3, con una superficie di mq. 20.520 - Canone di locazione : £ 6.000.000 annui per ettaro, per complessivi £ 12.312.000 annui.

09/12/1991 : Contratto di locazione per il lotto N4, con una superficie di mq. 43.480 - Canone di locazione : £ 6.000.000 annui per ettaro, per complessivi £ 26.088.000 annui.

Superficie complessiva delle aree oggetto di questi contratti : mq. 481.375 (48,1 ettari).

La superficie dell'area che, nel corso degli anni, è stata adibita a discarica da parte di Amiu prima e AGEA dopo, supera quindi di gran lunga i 29.000 mq (29 ettari) di cui si parla nel progetto del 1996.

Nella "Conferenza dei servizi del Comune di Ferrara", del 02/07/2003 finalizzata alla messa in sicurezza e bonifica dell'area, il Dottor Fersini a pagina 2 del verbale "interviene chiedendo se sono state eseguite analisi sulle colture ( mais, grano, soia, girasole ) coltivate nelle aree della ex-discarica restituite all'agricoltura".

Questo ci conferma l'esistenza di aree dell'ex discarica già restituite ai proprietari per l'uso seminativo. Sono quelli utilizzati dal 1970 al 1986 senza contratto di affitto di indicativi 30 ettari. Vedremo dai verbali delle conferenze dei servizi che questi 30 ettari, saranno esclusi dalle indagini per la bonifica.

I contaminanti

I contaminanti nell’acqua di falda dichiarati dalla Provincia sono:

Nelle conferenze dei servizi del 1996 e 2003 vengono inoltre richieste le analisi per la ricerca di metalli pesanti, aldeidi, fenoli, PCB( Policlorobifenili ), IPA ( Idrocarburipolicicliciaromatici ).

Una richiesta per i risultati delle analisi sugli alimenti coltivati nell'area che, stando al progetto del '96, avrebbe dovuto essere riadibita ad uso agricolo, è stata negata poiche "l'area... non è mai stata restituita all'uso agricolo e non è mai stata coltivata". Stiamo parlando della discarica in esercizio dal 1986 al 1993 che ha occupato indicativi altri 30 ettari.

Quindi, riassumendo, nel '96 si da il via al progetto che prevede la restituzione dell'area ad uso agricolo e, a tal scopo, vengono previste le metodologie di analisi relative. Nel 2009 poi si viene a sapere che l'area però non è MAI stata effettivamente restituita a uso agricolo

Quali fattori sono dunque intervenuti che hanno portato alla rinuncia a procedere con le intenzioni originarie, che prevedevano di restituire quell'area ad utilizzo agricolo ?

Il Consorzio acquedotto, in precedenza, aveva condotto sue analisi dell'area risaltenti al 1986.

Pozzi geotermici contaminati

Il 07.04.2004 nei vicini pozzi geotermici, a nord della discarica è stato trovato il tetracloroetano.

La presenza di questo inquinante di sintesi è descritto al punto 41 dell’elenco dei siti contaminati, dove si legge che in via Pontisette n. 13, da un pozzo geotermico, a causa di una tubatura difettosa è avvenuto una “fuoriuscita di acqua geotermica” inquinata da Tetracloroetano, che è un prodotto chimico. Vedi anche pag.5 dello Status bonificarum.

Nel 1988 il tetracloroetano non esisteva nell’acqua geotermica, come si vede dalle analisi allegate al “Progetto geotermico di Ferrara, Campo di Casaglia del maggio 1988”, allegato 2A, “composizione del fluido totale prodotto dal pozzo Casaglia 2”.

Galletti Vittorio, operatore AMIU a Cà Leona, in Carlino Ferrara 26.04.2009 ha dichiarato : “a Cà Leona ci buttavamo di tutto”.

Contaminanti, via "privilegiata" di diffusione.

Nel parlare di Cà Leona non si può non menzionare che la zona, di per sè, presentava caratteristiche di non idoneità a discarica in quanto paleoalveo del fiume Po: aree torbose, sabbiose limose come evidenziato dalle relazioni geologiche .

Gli inquinanti chimici finiti a Cà Leona infatti, godevano di una strada privilegiata per scendere in profondità, in quanto l’area “nei primi 30 m. di profondità, contiene sabbia tra il “60 % e 80 %”. Vedi mappa Regionale della permeabilità dei suoli.

La Regione per questi motivi ha redatto anche la “carta della idoneità all’insediamento delle discariche, come da DPR 915/82”, dove prescrive, per l’area di Cà Leona “impermeabilizzazione artificiale”.

Inquinamento bacini idropotabili

La presenza della discarica di Cà Leona, purtroppo, ha anche compromesso le possibilità di utilizzo di un ingente bacino di acqua potabile sottostante (verso ovest).

Un bacino la cui portata sarebbe stata sufficiente per il fabbisogno di 87.000 abitanti ( la città di Ferrara ), identificato dalla Regione, Provincia e Università di Ferrara, in uno studio pubblicato nel 2007 ( vedi allegati ). Lo studio documenta che la discarica, rientra in un’area denominata “depressione interfluviale” ovvero, “Catino interfluviale della Diamantina”. Vedi "Risorse idriche sotterranee della Provincia di Ferrara", DB MAP, Firenze 2007 ( pag. 65 ).

Il luogo, secondo il succitato studio, è sede di un “lago” di acqua di falda freatica, idonea a soddisfare il fabbisogno di acqua potabile per 87.000 abitanti.

A pag. 79 dello studio ( doc. 120 ) i relatori - tra cui la geologa della Provincia Dugoni - ci dicono che:

“allo stato attuale, l’ipotesi idropotabile entra in contrasto con la presenza di una discarica per rifiuti speciali entro il perimetro della zona di rispetto della potenziale derivazione”.

La discarica Cà Leona è stata la causa della chiusura dei vicini pozzi dell’acquedotto di via Pelosa - Aranova. Questi pozzi distano 1 km dalla discarica di Cà Leona. Come ci conferma, a pag.13 del suo studio idrogeolico del luglio 1980, il Prof. Vuillermin :

Finanziamenti per ripristino

Gli impianti idropotabili di via Pelosa, nell’ambito dei lavori per il potenziamento dell’acquedotto di Ponte, curiosamente, avrebbero anche ricevuto finanziamenti per 3,5 miliardi di lire nel 1990 per ripristinarne e ampliarne l'utilizzo. Ciononostante, a tutt'oggi, quegli stessi pozzi risultano chiusi e in stato di abbandono.

A pag. 13, dello stesso studio, il professore specifica anche, in maniera molto chiara, che :

“la costituzione di una discarica provocherà passaggio nella falda freatica di sostanze inquinanti”;

Infine a pag 14 rileva inoltre che: “le falde idropotabili profonde non sono tutelate dagli inquinanti non biodegradabili”.

Ma cosa c'è sotto Cà Leona ?

Per comprendere meglio la situazione esistente, ed i danni creati dalla presenza delle discariche, andiamo a visualizzare, grazie all'aiuto di alcune mappe, cosa si trova nel terreno sottostante.

Nella mappa sottostante sono visibili tutti i complessi acquiferi che passano sotto la sezione analizzata. Questa sezione come si vede passa anche per Cà Leona (Casaglia).

@Complessi acquiferi sottostanti

Con la sigla A0 è evidenziato il più superficiale dei complessi acquiferi, direttamente sottostante i 4 pozzi di via pelosa.

Questi pozzi avrebbero dovuto essere ripristinati e potenziati in concomitanza dell'ampliamento dell'acquedotto, permettendoci così di sfruttare per le esigenze idriche della nostra città quell'acqua di falda, certamente più pulita e meno costosa rispetto a quella del Po.

Questo ripristino purtoppo non venne mai effettuato e i pozzi sono tutt'oggi in disuso, mentre il prelievo di acqua potabile è, conseguentemente, stato trasferito nei pozzi di prelievo dal fiume Po a Ponte, con tutti i costi aggiuntivi che comporta potabilizzare l'acqua del Po

Dunque, come ampiamente previsto nelle relazioni geologiche gli inquinanti non biodegradibili sono finiti nella falda sottostante compromettendo la possibilità di utilizzare il bacino acquifero da cui attingevano i pozzi di via Pelosa ?

In attesa di ottenere risposte a questa domanda quello che possiamo dire è che il bacino A0 non è l'unico, fra quelli sottostanti ad aver presentato problemi.

Sfortunatamente infatti anche il ben più esteso e profondo bacino, denominato A1, è risultato inquinanto dalla presenza di CVM, come denunciato sul Resto del Carlino ( Allegato 127) da Legaambiente.

L'estensione di questo complesso acquifero è visibile nella seguente mappa.

@Prescrizioni idrogeologiche

Abbiamo dunque visto fin qua che :

  • l'area utilizzata come discarica nel corso degli anni è di gran lunga superiore ai 29.000 mq di cui si parla nel progetto di dismissione del 1996. Dai documenti già evidenziati, l'estenaione rientra negli 800.000 mq. dichiarati dalla Provincia
  • Gli inquinanti seppelliti nell'area hanno una via privilegiata per scendere in profondità, in quanto l'area, per i primi 30m, è sabbiosa fra il 60 e l'80%
  • la Provincia ha rilevato nell'area la presenza di Nichel, Arsenico, Solfati e Nitriti
  • nei vicini pozzi geotermici è stato rilevato tetracloroetano, non presente in precedenti analisi del 1988
  • sotto Caleona scorrono numerosi complessi acquiferi, inquinati dalla discarica.

Vediamo ora quali sono state le prescrizioni dei geologi nel corso degli anni a Cà Leona. I testi integrali delle indagini svolte sono disponibili negli allegati alla scheda.

Il geologo Cesare Rossi, nel 1993, nella sua indagine riguardante l’ultimo lotto della discarica di Cà Leona

“prescrive che se in fase attuativa del progetto verranno riscontrate variazioni litologiche localizzate e quindi difformità dalle oggettive condizioni di aquiclude verificate dalla presente indagine, vada previsto un adeguato intervento a ripristino della impermeabilità, ad esempio con l’impiego di miscele bentoniche mescolate alla argilla”.

L’Amministrazione Comunale questa volta si atterrà scrupolosamente a queste prescrizioni e impermeabilizzerà completamente tutto l’ultimo lotto della discarica tralasciando bentonite-argilla e ricorrendo ai più sicuri teli polietilenici termosaldati tra loro ( 1 e 2).

Vediamo ora le altre prescrizioni per Cà Leona per avere un quadro completo di come sono geologicamente composti questi 800.000 mq. e di come vengono rispettate le prescrizioni

1975 - Perizia Geologo Giovanni Masè

La perizia riguarda l’area sul confine sud a ridosso dello scolo Crespano (Autostrada A 13).

  • Pag. 2: “in superficie un complesso di terre argillose-limose, spessore tra 1 metro e 1,5"
  • Pag. 7: “i rifiuti solidi vengono disposti in una trincea profonda 2,4 metri”
  • Pag. 8: “scolo Crespano, antica linea di drenaggio naturale in collegamento con un paleoalveo del fiume Po”
  • Pag. 9: “Si consiglia di ubicare le vasche per i rifiuti liquidi sul lato NE dell’area, in quanto più distante dallo scolo Crespano”

A caleona dunque vengono sepolti anche rifiuti liquidi. Le vasche adibite sono state fotografate.

1978 - Perizia Geologo Giovanni Masè

Accertamento Provincia di Ferrara - 25/6/1990 L’area è la prosecuzione della precedente sul confine con lo Scolo Crespano.

  • Pag. 2-3: Condizioni litologiche. “Dal piano di campagna, per una profondità variabile da 1,70 m in S1 a 2,15 in S3, vi è un complesso di terreni tendenzialmente limosi, con frequenti intercalazioni di lenti di sabbia fine. Al di sotto di questa unità, sino a – 3,00 m dal piano di campagna, si incontra argilla grigia con frequenti punti torbosi e livelli di torba e rare lenti limose”
  • Pag. 4: “nessuna acqua proveniente dall’area di discarica deve confluire nella rete di scolo aziendale ed in particolare verso il canale Crespano; ciò può essere evitato con la costruzione di un fosso di guardia che circonda l’area adibita a discarica”

La Provincia in data 25/6/1990 accerta:

“il percolato che si forma dall’area della discarica finisce direttamente nel fosso perimetrale che dovrebbe servire esclusivamente per le acque meteoriche”.

1980 - Perizia Geologo Giovanni Masè

L’area è la prosecuzione della precedente sempre a partire dallo scolo Crespano a sud e procedendo verso nord.

  • Pag. 1: “Si sono utilizzati dati provenienti dallo studio del Comune sull’ubicazione delle discariche controllate di fanghi industriali”.
  • Pag. 2: “dal piano di campagna sino a 60 cm di profondità (110 cm in S4) si hanno terreni limosi con una percentuale di sabbia; segue un livello di sabbia fine giallastra, poi grigia, intervallato da lenti limose, sino alla profondità di 1,60 m (2,20 in S3)”

Il Comune chiede una perizia che comprende dati relativi all'ubicazione di discariche per fanghi industriali.

Questa perizia rispecchia la carta della permeabilità della Regione che indica a Cà Leona sabbia tra il 60 e 80 % nei primi 30 metri.

1980 - Perizia Prof. E. Vuillermin

Doc. 127 L’area da esaminare si estende dal Canal Bianco allo scolo di Casaglia con al centro la A 13, Ferrara Nord e Cà Leona.

  • Pag. 3: “gli inquinanti non degradabili tenderanno a passare nel reticolo idrografico superficiale e a diffondersi con velocità notevolmente superiore a quelle che compete alla diffusione in falda”
  • Pag. 6: “Orizzonte superficiale, sede della falda freatica, inglobante una alternanza di livelli lentiformi, nella cui composizione intervengono in varia percentuale argille, limi, torbe e sabbie fini”
  • Pag. 12: “A 1 km ci sono i pozzi dell’acquedotto AMGA di via Pelosa”
  • Pag. 13: “la discarica provocherà passaggio nella falda freatica di sostanze inquinanti”
  • Pag. 14: “le falde idropotabili profonde non sono tutelate dagli inquinanti non biodegradabili”
  • Pag. 15: “Su tutte le aree possibilità di comunicazioni fra i diversi livelli permeabili”

I vicini pozzi dell’acquedotto di via Pelosa-Aranova, distanti 1 km. sono stati chiusi dopo l’apertura di Cà Leona.

Il bacino sottostante, sufficiente per i bisogni d'acqua della città di Ferrara, risulta totalmente compromesso dalla presenza della discarica che ne preclude una sua utilizzazione futura.

Dal vicino pozzo geotermico è uscita acqua geotermica con tetracloroetano nel 2004.

L’ultima conferenza dei servizi sul problema si è tenuta il 16.02.2009. Vedi Anagrafe siti contaminati.

1983 - Perizia Geologo Giovanni Masè

Pag. 2: “fino a 1,5 – 2 mt limo – argilla con lenti di sabbia. Da 1,5 a 2 mt e fino a 4,8 mt terreno argilloso organico con punti e lenti torbosi”

Viene ribadita la presenza di sabbia anche in aree superficiali. Non a caso nelle immediate vicinanze si trovano estese cave di sabbia

1984 - Perizia Geologo Fabrizio Ardizzoni

Il Geologo Fabrizio Ardizzoni del Comune di Ferrara rileva:

  • Pag. 6: Assetto idrogeologico. "Incompleta separazione tra gli orizzonti impermeabili e la superficie del suolo, penalizzando con ciò la specifica destinazione d’uso dell’area in questione"
  • Pag. 12: Conclusioni. "Si tratta di un assetto litostratigrafico particolarmente penalizzante la specifica destinazione di questo settore dell’area investigata, dato che tali livelli potrebbero costituire vie preferenziali di diffusione degli inquinanti, con possibilità di drenaggio da parte dei corsi d’acqua superficiali (nella fattispecie il canal Bianco)"

L'area dunque non è adatta all'utilizzo come discarica

1986 - Perizia Geologo Vincenzo Bucci

  • Pag. 4-5: Conclusioni. “Un adeguato spessore di materiale argilloso di risulta dagli scavi del vano di discarica, verrà riportato su pareti e fondo dello sbancamento laddove si presentino i suddetti affioramenti sabbiosi”.

Tutte le prescrizioni cntenute nelle citate perizie prescrizioni sono disattese.

Le normative disattese

  • L. 20.3.1944 n. 366 ( raccolta, trasporto, smaltimento rifiuti solidi urbani ):
    • art. 24 ( la scelta della località deve essere approvata dal prefetto );
    • art. 25 ( i rifiuti sanitari devono essere distrutti sul posto di produzione );
  • D.P.R. 915 del 10.09.1982
    • art. 12 ( rifiuti altri comuni )
    • art. 25, c. 2° ( discarica abusiva );
  • D.M. 28.12.1987 n. 559, punto 3 : caratteristiche territoriali delle zone per la localizzazione degli impianti smaltimento rifiuti: è necessario che ogni zona prevista dal piano quale sede di impianto smaltimento rifiuti, venga inquadrata territorialmente per l’estensione radiale di almeno 2 Kmq. In rapporto alla esistenza di : aree sottoposte a vincoli idrogeologici;
  • Deliberazione Comitato Interministeriale 27.07.1984. Punto 4.2.2 ( protezione delle acque dall’inquinamento ) : tutti gli impianti ( smaltimento rifiuti ) devono essere progettati, realizzati e condotti in modo che il percolato non produca inquinamento delle acque superficiali e delle falde idriche sotterranee;
  • Regione Emilia – Romagna. Carta della propensione al dissesto idrogeologico;
  • Regione Emilia Romagna. Carta della idoneità all’insediamento delle discariche come da DPR 915/82;
  • Regione Emilia Romagna. Carta della permeabilità dei suoli;
  • prescrizioni idrogeologiche della Università di Ferrara.

La prima norma violata è l’art. 24, L. 366/1941 che prescrive l’approvazione dal Prefetto dell’area.

Nel 1995, in seguito a denuncia, l'assessore Vander Maranini è stato condannato per gestione di discarica comunale abusiva. In sede di processo non vennero esibite le autorizzazioni prefettizie relative all'area. Sindaco in carica all'epoca della nascita di Cà Leona : Radames Costa ( 1970-1980 ).

Esecutore materiale della violazione è la municipalizzata AMIU che prende in affitto l’area, a lotti ( vedi allegati )

Le ordinanze sindacali

In questo quadro definito dai carabinieri “sconcertante” ( pag. 28, verbale indagini Carabinieri, negli allegati ), a partire dal 1989, il Sindaco emette una serie di quattro ordinanze con le quali ordina di continuare a seppellire rifiuti di ogni genere e di ogni dove. Tutto in violazione art 12 dpr 915/82.

A Cà Leona il Comune non poteva seppellire nemmeno i propri rifiuti, senza rispettare il vincolo della Regione per l’area di Cà Leona di “impermeabilizzazione artificiale”.

Cosa fa invece il Sindaco Soffritti?

Solo da altri comuni, in violazione art. 12 Dpr 915/82, ne seppellisce 5.000 tonnellate e incassa £.3.247.280.453 tra gli anni 1986 e 1992 ( pag. 37, verbale Carabinieri ).

Quelli ospedalieri sono autorizzati dalla Provincia dal 1989 al 1994 in violazione delle normarive sanitarie e Dpr v915/82 (vedi allegati). Visto che sono infetti, vengono seppelliti a 4 metri di profondità ( accertamenti USL 1990, 1 e 2 ).

Ma quanti rifiuti sono stati sepolti?

Rifiuti ospedalieri

Il calcolo parte dal bilancio l’AMIU 1989 dove la municipalizzata indica per i rifiuti ospedalieri un incasso di £. 160.951.900 ( pag. 36 ).

Sono 4.922 tonnellate se smaltiti a £. 32,70 al kg.; ( tariffa rifiuti ordinari approvata il 25/7/1988 ). Sono 536 tonnellate se smaltiti a £. 300 al kg. come rifiuti ospedalieri infetti; ( tariffa approvata il 1/6/1989 ).

Considerato che l’autorizzazione provinciale aveva durata 1989-1994, le quantità summenzionate, se costanti negli anni, devono essere moltiplicate per 6.

Per la tariffa minima diventano 4.922 x 6 = tonnellate 29.532. Per la tariffa massima diventano 536 x 6 = tonnellate 3.216.

La tipologia di questi rifiuti sono stati fotografati il giorno 25/5/1990, nelle trincee di Cà Leona, in sacchi gialli con la scritta “USL 31 Ferrara”. Agea informa - anno 3 n.1 - 2003

Ceneri inceneritori

Lo smaltimento delle ceneri degli inceneritori in discarica è avvenuto impiegandoli come sottofondo stradale di accesso alle trincee di seppellimento.

Dalla pubblicazione "Agea informa", anno 3, n.1 - 2003 si legge:

“Tale area ( Cà Leona ) è stata oggetto negli ultimi 25 anni, di lotti di discarica per lo smaltimento di rifiuti urbani e scorie degli inceneritori ferraresi”.

Va annotato anche l’utilizzo della forma inceneritori al plurale che è la prova che venivano pure dalle aziende private. Dai calcoli di seguito esposti, si vede che per fare il sottofondo stradale di tutte le strade interne agli 80 ettari di Cà Leona sono state necessarie le ceneri prodotte nell’ inceneritore di via Conchetta e altri “ignoti” ma locali.

Calcolo delle ceneri finiti a Cà Leona per le strade di accesso alle trincee:

area discarica, 800.000 mq

  • larghezza, mt 1.000 (lato est/ovest)
  • lunghezza, mt. 800 (lato nord/sud
  • dimensioni trincee: 70 mt.di lunghezza (pag. 28 verbale Carabinieri) per 8 di larghezza, pari a 560 mq cadauna
  • numero totale trincee 800.000 : 560 = 1.428
  • larghezza strade 5 mt.
  • direzione delle trincee est – ovest
  • calcolo trincee est/ovest: 1000 mt (larghezza discarica) : 70 (lunghezza trincea) = 14
  • calcolo trincee nord/sud: 800 (metri lunghezza discarica) : 8 (larghezza trincea) = 100. Vedi “tracce” in foto satellitare
  • totale trincee 14 x 100 = 1.400.
  • totale strade (14 trincee est-ovest) x 1000 (larghezza discarica) = 14.000 mt.
  • totale superficie strade: 14.000 metri x 5 (metri larghezza strade) =70.000 mq.

Per il sottofondo sono state impiegate 30 cm di ceneri .

  • peso medio ceneri al m. cubo 8.000 kg. considerato che escono dall’inceneritore raffreddate da spruzzi d’acqua
  • totale metri cubi ceneri da depositare per 0.30 cm. nei 70.000 mq. strade; 70.000 mq. x 0.3 metri di spessore = 21.000 mc.
  • metri cubi 21.000 x 8.000 (kg/metro cubo ceneri) = 168.000.000 di kg, pari a 168.000 tonnellate di ceneri usate a Cà Leona per sottofondi stradali.

"Da Rifiuti a risorse" - Tornavacca/Boato - 1998 La prima provenienza è quella dell’inceneritore di via Conchetta. Questo impianto aveva la potenzialità di 30.000 tonnellate/anno.

Per ogni Kg. di rifiuti uscivano 0,25 kg. ceneri. Vedi "Da rifiuti a risorse", di A. Tornavacca, M. Boato, 1998.

L’inceneritore ha iniziato nel 1975 , producendo ogni anno tonn. 30.000 x 0.25 ( kg. ceneri per ogni kg di rifiuti ) si ottengono 7.500 tonnellate di ceneri all’anno.

Dal 1975 ( anno della apertura ) al 1993 ( anno di chiusura di Cà Leona ) ne ha prodotte ( 7.500 x 18 ) = 135.000 tonnellate, meno 15.000 per i due anni di chiusura ( 1989-1990 ), fanno un netto di 120.000 tonnellate.

Ne mancano 48.000 che, come testimonia AGEA, provengono da un altro inceneritore, che non può essere quello comunale di Canal Bianco, in quanto aperto nel giugno 1993 con le trincee di Cà Leona già esaurite.

Nelle foto satellitari si vedono i particolari delle forme rettangolari delle trincee e strade costruite a Cà Leona che corrispondono alle misure accertate dai Carabinieri.

Calcolo fanghi industriali di depurazione

Siamo nel 1989, l’inceneritore di via Conchetta chiude il 30 giugno. Pag. 12 verbale indagini Carabinieri. In questo contesto il Comune, porta a Cà Leona 1.900 tonnellate di fanghi di depurazione industriale ( Bilancio AMIU 1989, pag. 37 ), incassando per questo servizio £.22.558.080

Nel tariffario AMIU in vigore fino a giugno 1989 i “fanghi industriali” pagano per andare in discarica £. 11.5 al Kg. , mentre i “rifiuti ordinari” pagano £. 32,70 al Kg. Perchè i fanghi industriali pagano un terzo dei rifiuti ordinari ? Per favorire gli industriali amici del sindaco.

A Cà Leona sono finiti per puri fini speculativi ( risparmi nelle impermeabilizzazioni prescritte dalla Regione ):

  • 168.000 tonnellate di ceneri tossiche nei sottofondi stradali
  • 1.800 tonnellate di fanghi industriali;
  • da 3.000 a 29.000 tonnellate di rifiuti ospedalieri

Tra ceneri fanghi e ospedalieri si ottiene il carico equivalente di 150 navi di quinta classe da 1.200 tonnellate.

Il Consiglio comunale, il Sindaco e i consiglieri

Vediamo le votazioni del Consiglio comunale dei Bilanci AMIU

Il bilancio AMIU 1989 è stato votato nonostante contenesse queste 1.900 tonnellate di fanghi industriali più gli ospedalieri__.

Nel Consiglio Comunale del 14/12/1990, votano a favore del bilancio Amiu tutti i 38 consiglieri presenti nelle fila dei comunisti, socialisti e democristiani, meno tre astenuti: 1 PLI e 2 Verdi.

Prima di arrivare in Consiglio il bilancio era stato votato, anche dai consiglieri di amministrazione e i revisori dei conti della stessa AMIU. Vedi elenco negli allegati.

Perchè tanta unanimità nelle votazioni. Lo spiega il Sindaco :“cerco fino all’ultimo la più ampia convergenza in Consiglio”. “E’ una mia vecchia abitudine che non smetterò mai di praticare” ( Il Resto del Carlino” - 18/10/1994 ).

In questo Consiglio, erano presenti due qualificati avvocati, Dario Franceschini della Dc attuale ministro della cultura per il Pd nel governo Renzi, e Tiziano Tagliani pure democristiano e attuale sindaco. Non hanno avuto nulla da eccepire.

Le indagini dei carabinieri

Da esperti avvocati potevano eccepire quanto esposto nel verbale delle indagini dei Carabinieri, del 1994 dove si legge:

“le ordinanze sindacali emesse fino al 03/07/1992, prorogavano la validità dell’autorizzazione regionale provvisoria nr. 192 del 1986, estesa oltre che ai comuni della provincia di Ferrara anche a quelli della Provincia di Rovigo, questo in contrasto con quanto prescrive la legge che indica come unica autorità competente a rilasciare autorizzazioni con valenza interregionale il Ministro della Sanità (vedi. art. 12 comma II D.P.R. 915/82)”.

Ovvero, la Regione Emilia Romagna, va oltre le sue competenze nell’autorizzare i rifiuti dei comuni del Veneto a Cà Leona nel 1986.

Continuano i Carabinieri, spiegando che anche il Sindaco di Ferrara va oltre le sue competenze nell’autorizzare i rifiuti dei comuni del Veneto a Cà Leona.

Scrivono a pag. 23:

“La motivazione che legittimava le ordinanze sindacali veniva sempre ricondotta all’esigenza di “condizioni eccezionali ed urgenti di necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, uniche condizioni che consentono al Sindaco di emanarle, nei limiti però della propria competenza e cioè per il bacino di utenza limitato al “proprio Comune”.

I Carabinieri poi, spiegano - sempre a pag. 23 - che dalle loro indagini è emerso che:

“le condizioni alle quali si appellava il Sindaco di Ferrara non hanno trovato riscontro poiché, nessuno dei Comuni del rodigino ha vissuto situazioni di emergenza dovute allo smaltimento degli R.S.U. (rifiuti solidi urbani), tali da mettere in pericolo la tutela della salute pubblica e dell’ambiente”.

Continuano poi i Carabinieri affermando che è solo per meri interessi economici che si interrompono i flussi dei rifiuti dai comuni del rodigino ( pag. 23 ):

“tutte le convenzioni stipulate dall’AMIU, sia con i singoli Comuni che con il Consorzio (costituito dai comuni di Stienta, Occhiobello, Gaiba, Ficarolo e Bagnolo di Po), venivano interrotte dai Comuni utenti per meri motivi economici”.

I profitti, provenienti dallo smaltimento abusivo di rifiuti ( art. 12, DPR 915/82 ) sono messi nei bilanci AMIU in tonnellate/ann e Lire/Kg, che consentono di quantificare il decennale affare illecito miliardario ( in Lire ), da sommare a quello dei rifiuti ospedalieri e fanghi industriali già citati.

I proventi sono riportati a pag. 37 del verbale di indacini del 1994 dei carabinieri e sono pari a lire 3.247.280.453. Vedi anche “Carlino Ferrara - 12/1/1994, “Bilanci sanati col rusco”, dove sono elencati tutti i comuni forestieri che si sono serviti di Cà Leona, per un totale di 5.000 tonnellate di rifiuti e oltre 3 miliardi di Lire.

Gli affari

Dai rifiuti agli agroalimentari DOP-IGP all'energia solare

Gli affari a Cà Leona non si sono fermati con i rifiuti seppelliti dal 1975 al 1993, ma sono continuati con la coltivazione di seminativi destinati ai nostri prodotti DOP-IGP dal 2001 .

Per ogni lotto di discarica dimesso, sono subito iniziate le coltivazioni a seminativi da parte del proprietario amico del sindaco e consigliere di amministrazione Carife.

Vedi verbale della Conferenza dei servizi del 02/07/2003, da cui risulta che nelle aree restituite di Cà leona, a rotazione sono stati coltivati mais, soia, girasoli e grano.

Le coltivazioni a grano a Cà Leona, tra giugno e luglio 2016 ci sarà il 45° raccolto, La usl sostiene che è stato dato agli animali e quindi non è finitp ni prodotti I.G.P – D.O.P del disciplinare “coppia ferrarese”, istituita dal Ministro delle politiche agricole con provvedimento 24/10/2001 e successivo disciplinare ASCOM-Coldiretti “pane e grano di Ferrara”.

Sopra agli ultimi 30 ettari della discarica Cà Leona è stato costruito un impianto per la produzione di energia fotovoltaica, a beneficio della locale squadra di calcio (SPAL). Vedi Carlino Ferrara 02/04/2010. La Spal non ne ha beneficiato e Butelli è finito sotto processo.


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